Gilbert Adair: The Dreamers

Ho comprato e letto
The Dreamers. Ho fatto un po' fatica a leggere questo libro e ancora più fatica ho fatto a realizzare e convincermi che l'autore fosse veramente di origine inglese. A leggere il libro si ha, infatti la sensazione, di leggere un autore francese. Il libro è un po', a mio avviso, pretenzioso e normalmente gli inglesi non lo sono. Comunque ho fatto una gran fatica a spronarmi ad andare oltre le prime sessanta pagine, spinta dal fatto, lo dico in tutta sincerità, che sapevo che prima o poi sarei approdata in descrizioni erotiche e intriganti. Dunque, per chi volesse leggerlo, le descrizioni erotiche e incestuose, ad aver pazienza arrivano, e magari sono anche ben fatte, ma dopo le frustranti pagine preparatorie, fatte di citazioni per cinefili snob e pedanti, non hanno quel sapore che ci si immagina abbiano.
Inoltre, la pacchia dura veramente poco e l'argomento vira improvvisamente - lasciandoci l'amaro in bocca - su altrettanto noiose descrizioni delle manifestazioni del maggio 1968, che coglie i tre protagonisti del libro impreparati distogliendoli improvvisamente dai loro giochetti cinefilo-erotici ed esponendoli al mondo, che nel frattempo a loro insaputa ha preso direzioni impreviste. Il tutto si sgonfia e si conclude in poche pagine lasciando il lettore con un Mmah sulle labbra. Il libro ricorda alla lontana il degrado psicologico e fisico a cui si riducono i personaggi de
Il giardino di cemento in assenza di una qualsiasi forma di autorità che indirizzi loro la retta via, ma siamo ben lontani dal pathos, dall'approfondimento psicologico e dall'incisività descrittiva di McEwan.
Sono curiosa di vedere iol film che ne ha tratto Bertolucci perchè sono quasi sicura che, per una rara eccezione, il film sia più bello del libro. Il libro comunque si presta molto ad un adattamento cinematografico e offre molti spunti visivi.
di tartinamoppi2 | 29/09/2003